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Paragrafo   5  .  La  seconda  guerra  d'indipendenza  e  l'annessione

dell'Italia centrale al regno sabaudo.

     
Il  27  aprile  1859 le truppe austriache, comandate  dal  maresciallo
Gyulai  invasero il Piemonte, con l'obiettivo di affrontare l'esercito
sabaudo, prima che arrivassero le truppe di Napoleone terzo;  la  loro
avanzata,  per, fu frenata dalle piogge e dagli allagamenti provocati
dai  piemontesi.  Francesi  e  piemontesi  poterono  cos  riunirsi  e
sconfiggere l'esercito austriaco prima a Montebello (20 maggio) e  poi
a Palestro (31 maggio).
     Nel  frattempo,  anche  Garibaldi, con i Cacciatori  delle  Alpi,
aveva sconfitto gli austriaci nella Lombardia settentrionale, a Varese
e  a  San  Fermo,  riuscendo ad occupare prima Como e  poi  Bergamo  e
Brescia.
     Ai  primi  di  giugno,  gli austriaci, nuovamente  battuti  dalle
truppe  franco-piemontesi a Magenta, furono costretti  ad  abbandonare
Milano  e  a ritirarsi nelle fortezze del quadrilatero, dove cercarono
di  riorganizzarsi. Il maresciallo Gyulai venne esonerato dal comando,
che fu assunto direttamente dall'imperatore Francesco Giuseppe. Il  24
giugno furono nuovamente battuti in due sanguinosi scontri a Solferino
e San Martino.
     Gli  austriaci non erano ancora definitivamente sconfitti, ma  la
guerra aveva gi avuto importanti conseguenze sull'assetto geopolitico
italiano. Nell'Italia centrale, infatti, lo scoppio del conflitto e le
vittorie   franco-piemontesi  avevano  spinto  le  forze  liberali   e
democratiche ad assumere l'iniziativa, favorita dallo stesso Piemonte.
A  Firenze,  gi  alla fine di aprile, dopo che il  granduca  Leopoldo
secondo  era  stato  costretto a fuggire, si era  formato  un  governo
provvisorio,  che  aveva  offerto la  dittatura  a  Vittorio  Emanuele
secondo,  per conto del quale il governo piemontese aveva  inviato  un
commissario.
     Dopo  Magenta, analoghi eventi si erano verificati nei ducati  di
Parma  e  di  Modena e nei territori pontifici di Bologna,  Ferrara  e
della Romagna.
     Le  iniziative  assunte  nell'Italia centrale  e  soprattutto  la
dichiarata  volont  di  annessione di  quei  territori  al  regno  di
Sardegna  contribuirono  a  determinare una  svolta  imprevista  nelle
operazioni  militari.  Napoleone terzo,  infatti,  vedendo  in  quegli
avvenimenti  un  forte ostacolo alla realizzazione del  suo  programma
espansionistico,   ebbe   un  motivo  in   pi   per   nutrire   dubbi
sull'opportunit  di proseguire la guerra, che and ad  aggiungersi  a
quelli derivanti da altre circostanze: l'elevatissimo numero di caduti
tra i soldati francesi; la previsione di un conflitto a lungo termine;
la   minaccia  prussiana  di  intervento  a  fianco  dell'Austria;  il
rafforzamento  dell'opposizione in Francia, in seguito alla  crescente
ostilit nei confronti della guerra. Per questo, agli inizi di luglio,
     
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     Napoleone  terzo avvi negoziati con Francesco Giuseppe,  che  si
conclusero,  l'11  luglio del 1859, con la firma di  un  armistizio  a
Villafranca,  nei  pressi di Verona. Qui, senza la partecipazione  del
Piemonte, i due imperatori sottoscrissero i preliminari di pace, con i
quali  si  stabiliva: la cessione della Lombardia, escluse  Mantova  e
Peschiera,  alla  Francia  perch  questa  la  consegnasse  al  re  di
Sardegna;  il rientro dei sovrani spodestati nell'Italia centrale;  la
formazione di una confederazione di stati italiani sotto la presidenza
del  papa,  comprendente il Veneto, ancora sottoposto alla dominazione
austriaca.
     L'armistizio di Villafranca fu seguito da una serie  convulsa  di
iniziative,  assunte da numerosi protagonisti interni ed esterni,  che
finirono  per  convergere in modo da favorire una  positiva  soluzione
della  questione  italiana.  Il Cavour rassegn  le  dimissioni  e  fu
sostituito  dal  generale  Alfonso La Marmora.  I  governi  provvisori
dell'Italia  centrale  formarono una lega  militare,  per  opporsi  al
ritorno   dei   sovrani   spodestati  e  contemporaneamente   chiesero
l'annessione al Piemonte. Giuseppe Mazzini si dichiar favorevole alla
ripresa dell'attivit rivoluzionaria ed alla sua estensione allo Stato
pontificio  e al regno delle due Sicilie. Napoleone terzo e  Francesco
Giuseppe, il 10 novembre 1859 a Zurigo, firmarono il trattato di  pace
definendo le procedure per la cessione della Lombardia, ma,  vista  la
posizione  assunta  dai  governi  provvisori,  senza  prendere  alcuna
decisione  per  l'Italia centrale. Agli inizi  del  1860,  il  governo
britannico,  guidato dal liberale Palmerston, si dichiar  apertamente
favorevole   all'annessione   al   Piemonte   dell'Italia    centrale,
considerando  la  formazione  di un forte  regno  dell'Italia  centro-
settentrionale  un utile argine al temuto espansionismo  francese.  La
posizione  assunta dall'Inghilterra spinse Napoleone terzo a ricercare
un  accordo  con il Piemonte, alla guida del quale, dopo le dimissioni
di  La Marmora, era tornato il Cavour, in modo da ottenere un sia  pur
minimo  guadagno  territoriale, che gli  facesse  recuperare  consenso
presso  l'opinione  pubblica francese. L'accordo fu  raggiunto  il  14
marzo  1860:  l'annessione di Emilia-Romagna e  Toscana  al  regno  di
Sardegna,  gi  decretata nei giorni immediatamente  precedenti  dalle
popolazioni  interessate con un plebiscito a suffragio universale,  fu
ufficialmente approvata con l'assenso di Napoleone terzo, che  ottenne
in cambio Nizza e Savoia.
     Il  25  marzo,  in tutto il territorio del regno si  svolsero  le
elezioni  politiche, che portarono alla formazione  di  un  parlamento
composto  da  rappresentanti  provenienti  dalle  varie  regioni,  con
un'ampia maggioranza favorevole al Cavour, ma con la presenza anche di
alcuni  esponenti di punta del movimento democratico, tra cui Giuseppe
Garibaldi, Carlo Cattaneo e Giuseppe Ferrari.
